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La Madre
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TRAVIATA

Madamigella Valery

È il dottore che apre la scena raccontando, attraverso le parole di Violetta, la sua breve ma intesa vita, il suo amore per Alfredo, la sua rinuncia. D’amarmi dite ancora… accetta una vita insieme Violetta, nella campagna tanto amata, ma ecco piombare sulla scena, come una scure sulle loro vite, il padre di Alfredo a ostacolare l’amore. Il fulcro dello spettacolo è il dialogo tra Violetta e Germont, tra l’abbandono in un amore vero, finalmente in amore che è amato amando e la ragione sociale che impone un decoro è in questo dialogo che si palesa un dramma borghese antelitteram in cui Madamigella Valery, dopo un pallido tentativo di opporsi al destino…cede. Si fa da parte in nome di quel decoro borghese tanto difeso da un uomo che si pentirà delle sue parole, si pentirà …finché avrà ciglio lagrime io piangerò… È tardi! Violetta Valery spira tra le braccia di quanti cari ha al mondo.

La messa in spazio è caratterizzata da una ambientazione belle époque in cui Violetta Valery ostenta un frack, un abito maschile simbolo di emancipazione di una donna che ha guadagnato la sua condizione di libertà da un mondo maschilista che la vede come un oggetto, come una proprietà. L’idea di Violettà en travesti rimarca la monoliticità di un personaggio che è il solo fulcro della vicenda e ne rende fluidi e risoluti i movimenti e le intenzioni.

INFO

libretto di
Francesco Maria Piave

musica di
Giuseppe Verdi

personaggi
Violetta Valéry
Annina
Alfredo Germont
Giorgio Germont
Dottor Grenvil

direzione musicale
Andrea Gottfried

allestimento
Fabio Midolo

foto
Micol Piazza Sed